COLFISCHIOSENZA - Viaggio attraverso il cantautorato italiano!

Chi siamo Concerti Bari Puglia Jazz Swing

Chi siamo Concerti Bari Puglia Jazz Swing

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ciccio

Ciccio Bianco
Chitarra e voce


Da sempre affascinato da progetti improbabili, il suo sogno è sempre stato quello di fondare il gruppo musicale “Rubli- Nev”, gruppo fusion a metà strada tra polka russa e coro degli alpini (anche perché “Rubli-Nev” è l’anagramma di “Vin-Brulè”). Deluso profondamente dall’impossibilità di realizzare il suo sogno, poiché il grado alcolico dei componenti non consentiva un’intonazione all’altezza dell’ambizione del progetto (inoltre gli alpini rivendicavano i territori conquistati nella campagna di Russia e i russi la paternità del brano “La bella la va al fosso”), per dimenticare, dedica corpo e anima agli studi della chitarra e del belcanto. Si appassiona ai cantautori, alla coltivazione delle piante grasse, all’allevamento di gatti. Addirittura riesce a studiare (e a seguire!) una dieta personalizzata per poi lanciarsi in storie d’amore con donne psicopatiche. Ma la sua più grande opera resta “Donna - Tu sei mia“ ventiquattro tomi su come conquistare le donne con una chitarra, un canzoniere e uno scoglio. È stato anche insignito della prestigiosa medaglia d’argento con la quale si onora l’allievo più anziano dei Conservatori Italiani facendo suo il famoso motto bertiano “Finchè la barca va…”. Anchorman, frontman, crooner, whistler, divorce planner. Il Freddy Mercury dei Colfischiosenza!

Andrea

Andrea Campanella
Clarinetto e Sax


La sua indole giocosa, la sua innata propensione all’allegria lo ha portato ad avere un rifiuto categorico all’ascolto e soprattutto all’esecuzione di brani tristi. Nel prologo del suo trattato “De tortura minorae armoniae” spiega come per guarire da questa malattia sia stato sottoposto (con mani legate per non tapparsi le orecchie) all’ascolto forzato di brani tristi come Requiem e le discografie di Luigi Tenco, Gino Paoli, Laura Pausini e Marco Masini, e contemporaneamente costretto a vedere scene di gioia, positività, tramonti e scene d’amore. Tutto ciò ha solo peggiorato le cose. Il suo rifiuto all’armonia minore si è consolidato sempre di più, al punto di scrivere una tesi per la sua laurea in jazz dal titolo “A me mi piacciono maggiorate”, nella quale sono elencati più di tremila titoli di brani in tonalità minori trasformati in tonalità maggiori, arrivando addirittura a teorizzare che l’orsa maggiore è più importante di quella minore e che i fratelli maggiori siano più intelligenti di quelli minori. Contraddistinto dal suo baffetto seducente, musicalmente superdotato, è il regista dei Colfischiosenza!

Stefano

Stefano Scagliuso
Pianoforte


I suoi polpastrelli fluttuano amabilmente tra le ottave del suo pianoforte come fossero scimmiette in una foresta equatoriale. Mai pago di tanta fluttuosità (spesso accade che le sue dita non siano sufficienti ad esprimere ciò che la sua grande testa riesce a concepire), si avvale di strumenti alternativi tipo il gomito o il ginocchio. Una volta usò anche il naso. Si narra che un giorno di particolare ispirazione durante un concerto in un Night Club di Pietrelcina, con i suoi guanti di lana tagliati, mentre faceva un assolo su uno standard Jazz di nome Symbolum 77, comparvero delle macchioline rosse sui tasti bianchi. Chi gli era vicino può giurare di aver visto dieci piccolissime stimmate, una per ogni polpastrello, formarsi durante l’assolo. Altri invece affermano che l’assolo era così veloce e pieno di “fuse” che l’attrito con i tasti gli abbia procurato micro ustioni ai polpastrelli, ma questo è il pensiero dei soliti agnostici razionalisti, noi piace credere alla storia delle stimmate, mentre lui conserva tutto nel suo cuore ricoperto da un religioso segreto. Il suo numero preferito è l’88, e non perché richiama il numero dei tasti del pianoforte, né ovviamente perché simboleggia il saluto al Fuhrer, ma perché essendo egli amante del Napoli e della Napoletanità, è il numero che rappresenta, nella smorfia, la sua ultima grande passione: i caciocavalli. L’impianto armonico e logistico dei Colfischiosenza!

Massimo

Massimo Bonuccelli
Contrabbasso


Un uomo che conserva l’ambizione di superare se stesso. Dopo aver suonato per anni il basso elettrico, tra balere e “rave” di musica elettronica, tra una ballata irlandese e Rock d’autore, si lancia nel territorio della musica classica arrivando a suonare alla Scala di Milano e tornando immediatamente dopo sulle scale del condominio della sua amata improvvisando improbabili serenate per contrabbasso solo. Dottore del suono primordiale, tra una laurea e l’altra si districa amabilmente tra uno “slap” e la musica elettronica, consegnando il suo sguardo magnetico alla suprema causa dell’arte sonora. Portatore di innumerevoli appellativi, da bambino sognava di fare il calzolaio e in qualche modo ha coronato il suo sogno facendo le scarpe a tutti. Il motore dei Colfischiosenza!

Francesco

Francesco Rondinone
Batteria


Aveva solo cinque anni quando, malinconico, tra i sassi di Matera, sua città natale, passeggiando con il suo cane (un chiwawa di nome Cha-Cha-Cha) s’imbattè in una giovane turista che gli chiese come si chiamasse quello strano cane addestrato ad abbaiare “a tempo”. Egli rispose: “Cha-Cha-Cha!”, e lei “Ah, si scrive come il famoso ballo?”, e lui, già dotato di concetti di “tempi ritmici” e “tempi comici” rispose: “Signorina, come si dovrebbe scrivere Cha-cha-cha, come il famoso ballo Fox-trot oppure come la Polka russa?”. Non molto tempo dopo incontrò un anziano eremita in una grotta a ridosso dei Sassi della sua amata Matera che venne svegliato dal suono incessante delle asticelle di legno con cui gli uomini primitivi, sfregandole con ritmi tribali, accendevano il fuoco per cucinare il pane. Il piccolo Francesco soleva imitarli per percorrere un suo percorso spirituale di “ritorno alle origini”. Fu così che il vecchio sentenziò: “Ragazzo, piano, con calma! Ricordati sempre queste parole: ‘Tu sei lucano, e i lucani fanno piano, con calma’!”. Da questo episodio egli trasse il più importante insegnamento della sua vita che lo riportò alle sue origini più antiche e “andare piano” diventò uno stile di vita che tuttora lo accompagna, tanto che si è fatto tatuare sul malleolo destro la scritta “Suono la batteria ma mi piace il piano”. All’età di sette anni compose la sua prima opera sinfonica per strumenti a percussione. L’ensemble era formata da 12 batterie, 4 triangoli, 2 grancasse, 7 piatti e un cane solista. Ovviamente il solista era Cha-Cha-Cha, unico cane capace di fare contrappunto con le percussioni. Sullo spartito le note da affidare al cane (che sapeva leggere a prima vista) furono scritte con il simbolo di un naso di cane, simbolo ancora in voga nella banda di Canicattì. Dotato di un innato senso dello Swing, ogni notte russa sincopando con accenti sul 2 e sul 4. Nel 2016 diventa campione provinciale di “Pernacchie ascellari con mano a coppino” confermando la sua supremazia anche nel 2017 con la composizione per sola mano sinistra e ascella dal titolo “Umidità”, svelando a tutto il mondo il mistero del suo suono forte e caratteristico, ovvero che la composizione andava eseguita solo dopo una corsetta di 2 o 3 chilometri per consentire all’ascella una giusta e abbondante umidità. Amante della Pizzica Salentina, rappresenta il motore a propulsione dei Colfischiosenza, una solida spalla su cui appoggiarsi, sempre pronto a brandire le sue bacchette contro i suoi più acerrimi nemici: quelli che ai concerti portano il tempo “in battere” credendo di compiacere i musicisti.

Era il caldo agosto del 2012.

La cicala fischiettava sotto i pini rupestri noncurante della formica che non ne aveva il tempo, quando quattro personaggi, reduci da esperienze rocambolesche e da relazioni promiscue, ebbero il coraggio di guardarsi negli occhi e sussurrarsi in coro, armonizzando una melodia, uno nell’orecchio dell’altro, queste dolcissime parole: “Mettiamoci insieme, ragazzi!”


Nonostante si conoscessero già da tempo e avessero provato, chi con l’uno chi con l’altro, ad instaurare improbabili relazioni, ebbero la forza ed il coraggio di voler continuare a provarci attraverso questa nuova esperienza del “quadrilatero”.

Così, a testa alta, cominciarono a battere i territori a loro cari: una musica che potesse esprimere pienamente il loro sodalizio e le loro differenti anime.

Differenti perché dalla parte della differenza, quella che crea curiosità; perché protendono verso l’amore solo perché esiste l’odio; perché scelgono l’emozione a discapito dell’apatia.


Adesso possono scegliere due modi per affrontare ogni giornata: fischiettando nonostante i mille problemi oppure caricarseli sulle spalle come un macigno dimenticandosi della leggerezza, della spensieratezza, della musica… e senza fischio, per l'appunto!


Siori e siori, ecco a voi i COLFISCHIOSENZA!